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Prova Bobine Multifunzione

Ripropongo un semplicissimo strumento ausiliario, già pubblicato nel n° 26 del GEKO Magazine, per la sua indubbia utilità per chi vuole cimentarsi in semplici realizzazioni in radiofrequenza. Vi invito a rileggere quel numero del nostro Bollettino per capire davvero quanto questo strumento sia utile per un autocostruttore. https://www.mountainqrp.it/wp/geko-anno-6-nr-26/

PROVA BOBINE MULTIFUNZIONE (IK0BDO)

e qualche altra utile idea per chi si cimenta con le VHF e UHF …

Eccomi con la descrizione di questo semplicissimo, ma utilissimo, strumento da utilizzare per la realizzazione di bobine da impiegare nei circuiti a radiofrequenza, in fase di sviluppo.

Lo strumento ausiliario che sto per descrivervi non è completamente farina del mio sacco, in quanto ho preso lo spunto da un articolo apparso su una RadioRivista del Marzo 1993, a firma di Fabio Veronese. Ho cercato su una aggiornata versione di “Radamato” una sua eventuale corrispondenza con un nominativo radioamatoriale senza, ahimé, trovarla. Me ne dispiaccio, perché il nostro hobby ha bisogno di radioamatori come lui.

Ebbene, Fabio, descriveva con molta chiarezza il suo circuito basato sull’Oscillatore di Butler, qui rappresentato dai due FET Q1 e Q2, che costituiscono un oscillatore estremamente versatile e di sicura efficienza su una ampissima gamma di frequenze.

La mia aggiunta è consistita solo da un circuito separatore, rappresentato dal FET Q3, necessario per alimentare il circuito di pilotaggio del Frequenzimetro esterno (Q5) e di quello che può essere utilizzato per collegarvi un carico esterno (Q4); in tal caso questo può essere rappresentato da un circuito oscillante esterno.

Come funziona: ai terminali LX si può collegare un circuito L-C pre-esistente, scollegandolo dalla sua circuiteria connessa, ad esempio un transistor. Il circuito di Butler lo utilizzerà come “suo” circuito oscillante ed il frequenzimetro ne individuerà la propria frequenza di risonanza.

Oppure, si può collegare ai terminali LX un circuito L-C ausiliario per farne un oscillatore, la cui frequenza può essere sempre controllata dal frequenzimetro, ed ai terminali LY collegare un altro circuito L-C, da analizzare eventualmente mediante un grid-dip meter, utilizzato come ondametro. Oppure, ancora, collegare, sempre ai terminali LY, un circuito facente parte di una separata realizzazione, ed utilizzare questo “attrezzo” come pilota.

Il “Prova Bobine” appena descritto, per i componenti che usa e per la loro disposizione che ho adottato, funziona fino a circa 200 MHz, ma quando si tratta di salire di frequenza, la cosa si fa ardua.

Le capacità dei circuiti, il basso Q e molti altri fattori fanno sì che si incontrino difficoltà a volte insormontabili per il dimensionamento e la misura dei componenti L e C in loco, ovvero già montati nel circuito che si sta realizzando.

Il “dip” di risonanza è difficilmente rilevabile con il grid-dip-meter, oltre al fatto che lo spazio ristretto in cui si sta lavorando accresce ulteriormente i nostri problemi.

Piuttosto che procedere per tentativi: montare e smontare bobine e compensatori da un circuito in fase di realizzazione, preferisco di solito scegliere il dimensionamento dei circuiti risonanti L-C non ancora collegati al circuito, conscio che le capacità ed induttanze che saranno poi introdotte dai vari collegamenti ne abbasseranno la frequenza di risonanza.

Per misurare tale frequenza, visto che il “dip” rilevabile con il “grid-dip-meter” non è gran che visibile in UHF, io uso questo strumento come generatore di segnali, e vi accoppio, lascamente, il circuito L-C in fase di realizzazione. Come rilevatore della risonanza inserisco fra le spire in misura un diodo BA481 con i reofori avvolti in modo tale che essi costituiscano due spire.

La foto riporta in maniera non molto comprensibile questa sonda, visibile come due tratti separati, nella parte bassa della foto, mentre in effetti sono un tutt’uno: è visibile la doppia spira rappresentata dal diodo e il terminale al quale verrà collegato lo strumento.

Rilevando la tensione raddrizzata con un semplice tester in portata 100 mV fondo scala, diventa molto agevole rilevare il picco positivo di risonanza.

Per finire, una sonda a RF, impiegante sempre un BA481, all’interno di una penna a sfera, risolve i restanti problemini di misura di livello RF nei vari punti del circuito, una volta montati i circuiti LC, pre-realizzati, al circuito che si sta sviluppando.

Di queste “cosine” ne ho ormai disponibili un bel po’, visto che, di volta in volta, esse mi tornano assai utili nella mia attività di instancabile autocostruttore.

Ancora buona Autocostruzione ! Roberto IK0BDO.

Roberto IK0BDO
Author: Roberto IK0BDO

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