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Attività in notturna -not SOTA assisted- IZ1OQU 2015

LE NOSTRE STORIE: Monte Ramaceto by night – IZ1OQU 11-07-2015

(ovvero: Cima vecchia fa buon brodo, è il motto per questa mia uscita portatile …)

Prendiamo, per riportare efficacemente questa affascinante avventura vissuta dal nostro Stefano IZ1OQU, alcuni brani tratti dalla sua Relazione, a corredo della sua attivazione del Monte Ramaceto ( LG-039 – New One ), e la narrazione che ne ha fatto, sul sito http://www.sotaliguria.com/it/

Questi periodi li potrete riconoscere perché in carattere corsivo.

Se vi sarà piaciuta questa storia, allora leggetevela per intero, sul sito ligure. IK0BDO.

Uscita avventurosa in questo weekend, al Monte Ramaceto LG-039 -1.345 m s.l.m.- salirò da un percorso mai utilizzato in attivazioni precedenti, perché lungo, e trascorrerò la notte -da solo-, in vetta e all’addiaccio. Sarà un banco di prova per eventuali uscite future.

Partenza nel primo pomeriggio di sabato, direzione passo della Forcella, località Parazzuolo. Dal bivio, dopo 2km circa su asfalto si arriva a Ventarola, al borgo rurale.

Il sentiero triangolo giallo è ben marcato. La prima parte del percorso attraversa prati da sfalcio, dove è facile incontrare cavalli e mucche e vedere contadini al lavoro. Il sentiero incrocia più volte il torrente che scende dal versante nord del monte e ha i segni tipici del passaggio di trattori.

Giusto per farci due risate, vi racconterò (non ho potuto fare la foto per vergogna) che mentre procedevo ho sentito il suono dei campanacci delle mucche e, girata una curva, mi aspettavo di trovare il gregge piazzato sulla strada. Girata la curva le mucche c’erano, ma erano solo tre e su un lato del prato, mentre sull’altro lato, dove passa il fiume, due belle figliole in bichini stavano facendo il bagno…

La tentazione di fermarmi è stata molta!

Dopo circa altri 2 km si arriva a un bivio dove bisogna tenere la destra lungo il segnale triangolo giallo; in questo punto ci sono alcuni spazi per bivacco dove, nella bella stagione, è facile incontrare gente in tenda e a far grigliate.

Si entra nel bosco. Il percorso sale improvvisamente ripido e guada il torrente più volte. Il posto è incantevole e il percorso nel bosco, sebbene impegnativo, è fresco e piacevole. L’arrivo al passo di Bocca di Feia mi toglie un po’ di entusiasmo perché l’ultima salita è tutta sotto il sole, che batte forte.

Mi metto di impegno e faccio lo sprint. Poco dopo le 18:00 sono in cima, dove un motociclista è seduto sulle rocce che si affacciano sul dirupo verso la Val Cichero. Dopo un primo breve saluto, ci fermiamo a fare due chiacchiere. Sarà l’unica persona che incontrerò fino al mattino dopo, al rientro.

Questo signore è un affezionato del posto, che lo ha identificato come il proprio ritiro spirituale e conviene con me sull’unicità del monte: solo da qui si vedono bene le città costiere del golfo del Tigullio (Chiavari, Lavagna, la punta di Sestri Levante dove sorge la Torre Marconi e Portofino) e al contempo tutto l’arco appenninico dal monte Antola al Maggiorasca fino al Gottero e le alpi Apuane e le Marittime quando è terso. Fantastico davvero. Come se non fosse una storia già vissuta in precedenza, finisco per parlare di radio anche con lui che mi dice di aver aiutato, ormai trent’anni fa, un amico CB a portare, proprio su questo monte, una grossa stazione per fare attività DX. Lui non ne capisce molto, ma riesce a spiegarmi bene e aggiunge dei dettagli: a quei tempi fu innalzata una direttiva, con tanto di palo telescopico in metallo e furono portate su delle batterie da auto. Una cosa in gran stile. Venne persino mobilitato un elicottero! Parliamo per circa mezzora, poi capiamo entrambi che si sta facendo tardi perché la luce del sole smorza sensibilmente. Ci salutiamo, poi io comincio a montare la stazione.

Monto la stazione in breve tempo e appena accendo mi accorgo che c’è contest: non mi faccio prendere dal panico ma mi accorgo che i 20 metri sono letteralmente devastati dalle sovramodulazioni. In 10 metri, invece, la propagazione è scarsa e i segnali sono bassi. Mi ero messo come obiettivo quello di attivare stando su due frequenze specifiche, ma questo si rivelerà un’impresa impossibile.

Monto l’attenuatore sotto la mia antenna bibanda. Provo a operare a 100mW. Metto a log Portogallo, Polonia, Russia, Irlanda e Grecia balzando tra i 20 e i 10m. Poi, nonostante il segnale ridicolo, ascolto un operatore dall’Argentina. Sono 11100 km e con 5 watt passo alla prima chiamata. Il sole va verso il tramonto e alle 21:00 i 10 metri si chiudono.

Mi sposto fisso in 20 m, levo l’attenuatore e opero con 500mW.

Il giro d’Europa si fa senza problemi nonostante il casino. Passo nel pileup e riesco sempre a farmi capire. Chi non mi capisce invece è una stazione cinese partecipante al contest: non riesce a tirar fuori alcune lettere del mio nominativo. Peccato, però è un buon segno e son già contento così.

Alle 22, al tramonto, metto a log le Isole Vergini (7250km) con 5watt. Resto molto in ascolto, cerco di capire come gira la situazione ma lentamente la stanchezza si fa sentire.

Alle 23:30 circa mi sdraio a terra nella cappelletta, sullo stuoino, e provo a dormire un po’. Il vento sale,

sento che soffia sull’antenna che è ben tirantata e fortunatamente spira da est mentre “la porticina” (un varco

col cancelletto) è a ovest. Alcuni buffi freschi entrano dentro e mi fan rimpiangere un sacco a pelo. Non

riesco a dormire, ma recupero un po’ di forze e nella mente so che a una certa ora dovrei alzarmi per

verificare aperture verso il Pacifico.

Attorno alle 3 locali mi alzo.

Ascolto il Giappone, ma non riesco a farmi sentire.

Metto a log molti statunitensi, tutti da stati differenti: Georgia, Winsconsin, Michigan, Texas, Nord Carolina, New York, Maine. Alcuni di loro entrano a log con 2,5 watt e mi rispondono alla prima chiamata.

Verso le 4:30 locali ascolto ancora, ma non riesco a passare: Cuba, Guatemala, Kuwait, Sud Africa. La stanchezza si fa risentire e mi abbiocco per mezzora. Quando mi riprendo scopro che “lo state-side” è svanito e stan tornando in auge gli europei e i russi.

Avevo la sveglia alle 5:30, la spengo e mi godo l’alba.

Fuori c’è un vento fresco fortissimo e non si può stare. Mi riparo tra i tre muri mentre la batteria comincia a scemare.

Alle 8:00 locali spengo per non distruggere la batteria lipo che sta andando sotto i 9V.

Accendo il VHF e mi metto in ascolto su un’R0a del Novarese. C’è un piacevole qso in cui non entro. Mi godo il caldo dei primi raggi di sole, smorzati dall’aria fresca che spira sempre meno ma è costante.

Una foto della cappelletta, presa da Internet . n.d.r.

Alle 9:45 locali decido di scendere: senza batterie i giochi son finiti, ma è finito anche da bere e da mangiare. Mi aspetta una lunga discesa e l’autobus delle 12:15 ma non riesco a calcolare bene i tempi e complice il cellulare scarico preferisco tenermi largo. Arriverò a Parazzuolo alle 11:30 circa. Al supermercato locale prendo da bere e mi siedo fuori ad aspettare…

Una bella esperienza, all’avventura. Avevo preventivato alcuni problemi ma escluso il vento, per via delle temperature medie degli ultimi giorni e anche delle statistiche sul vento prese da una stazione poco sotto la cima ma gli imprevisti in montagna non sono rari.

Arrivato a casa mi godo il log, soprattutto i contatti americani da stati differenti: se avessi voluto farlo apposta, non ci sarei mai riuscito!

Non c’è amarezza nell’aver mancato l’appuntamento con l’oriente: è in effetti un dx /p che manca, ma ci sono andato vicino.

Non si può non condividere la citazione della targa in vetta: “qui abbiamo sognato di cime fantastiche, amico fermati per un attimo a sognare con noi”.

Una bella esperienza, all’avventura. La fortuna ha voluto che il vento spirasse nella direzione giusta, opposta al fronte aperto della cappelletta, o sarei stato molto molto male. Avevo preventivato alcuni problemi ma escluso il vento per via delle temperature medie degli ultimi giorni e anche delle statistiche sul vento prese da una stazione poco sotto la cima, ma gli imprevisti in montagna non sono rari. Questa è una preziosa esperienza in tal senso. Arrivato a casa mi godo il log, soprattutto i contatti americani da stati differenti: se avessi voluto farlo apposta, non ci sarei mai riuscito! Non c’è amarezza nell’aver mancato l’appuntamento con l’oriente: è in effetti un dx /p che manca, ma ci sono andato vicino. Sono soddisfatto della mia antenna che nasce da un progetto ben definito, non ha bisogno di tuner e anche con potenze ridicole in ssb mi porta lontano. Per il resto bisogna ringraziare la cima vecchia, che fa buon brodo e cito la targa posta in memoria alla base dell’altare in vetta: “qui abbiamo sognato di cime fantastiche, amicofermati per un attimo a sognare con noi“. Come non condividerla?

Note di viaggio:

il percorso Parazzuolo-Ventarola-Ramaceto è dato per 2h30′ circa in salita ma se è percorso per la prima volta e con zaino carico può risultare più lungo. Richiede effettivamente diverse soste, talune per recuperare le energie e altre per godersi il paesaggio. I tratti in salita sono puntuali, quindi molto pendenti e il fondo è sdrucciolevole e fastidioso.

Non è un percorso ideale per l’inverno perché tra torrenti, neve, nebbia e distanza da coprire può diventare

molto stancante o insidioso. Solo per esperti, diciamo.

Nella bella stagione è uno dei punti di salita più affascinanti.

Attrezzatura:

Yaesu FT817, palo telescopico da 10 metri, batteria lipo 11v 3s, attenuatore 10+10 db autocostruito, antenna bibanda verticale autocostruita su progetto personale, alcuni metri di cavo rg58, Baofeng uv-3r con antennina vhf flex autocostruita

Equipaggiamento specifico per il viaggio in solitaria e la sosta notturna:

1 litro circa di bevande

2 dmc circa di macedonia

3 panini formaggio + prosciutto

  • merendine spray antiinsetti

lanternina a led con luce ambrata accendino + candela

stuoino

gps da trekking

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Attività portatile notturna, in solitaria sui monti – IZ1OQU

(come mi sono preparato per LG-039 Monte Ramaceto -GE)

La scelta di fare attività notturna è nata dall’esigenza di tentare collegamenti che normalmente nelle ore diurne sarebbero molto rari. Non è stata la prima volta, ma questa volta ero da solo e questo cambia molto: non c’è nessuno con il quale dividere i carichi, aiutarsi e condividere momenti emozionanti e il pericolo in montagna può nascere da una storta alla caviglia.

E’ quindi importante preparare molti dettagli, a partire dalla cima: nel mio caso, la cima occidentale del Ramaceto ha una cappelletta che di giorno concede ombra per il sole (basta girarci attorno) e di notte dagli animali e dall’aria. In questo modo posso azzardare a non portare tenda e sacco a pelo (diversi kg risparmiati) sebbene il vento sia una brutta variabile. La distanza dal mare è ridottissima, per cui si può avere qualche certezza in più sulle temperature stabili.

Va quindi fatta una valutazione di temperature e vento dell’ultima settimana prima dell’uscita e controllare le previsioni per i giorni a venire. Nel mio caso, ho a disposizione la stazione di rilevamento di Belpiano, posta a circa 350m slm più basso e circa 2 km verso Est.

Nel momento di massimo freddo nella notte le temperature non erano mai scese sotto i 19 gradi e il vento era spirato piano. Anche nelle altre colonnine, sparse sull’appennino “fronte mare”, i valori erano simili. L’ARPAL Liguria, molto affidabile, dava temperature e umidità stazionarie.

L’altra grande chance di questa cima è l’accesso con mezzi pubblici: la strada provinciale scavalla il monte a nord est e attraversa alcuni paesini rurali. L’autobus fa alcune fermate qui dopo un viaggio di circa 1 ora, partendo dalla costa; l’importante è resistere al mal d’auto negli ultimi tornanti.

Dalla fermata autobus fino alla cima ci sono circa 2h30′, che per un peso dello zaino di 10kg circa, non sono pochi ma il dislivello complessivo è solo 500m per cui gestibile con qualche sosta per reintegrare sete ed energie.

Viaggiando in solitaria può essere importante l’uso dei mezzi pubblici: sebbene possano fallire con gli orari, in casi come il mio, che dispongo di una sola autovettura di famiglia, avrei privato il nucleo del mezzo, rendendoli inermi in caso avessi avuto bisogno di aiuto o obbligandoli ad appoggiarsi a terzi. Siccome ho già avuto esperienze di malori in montagna, sapere che la famiglia può muoversi autonomamente è importante.

Definiti quindi questi macroaspetti, bisogna entrare nel dettaglio.

Conoscevo il percorso che avrei fatto, sebbene l’abbia compiuto a scendere e non a salire. Il sole mi avrebbe disturbato all’inizio e alla fine mentre nel tratto mediano il bosco mi avrebbe dato sollievo.

Ma proprio nel bosco mi aspettavano le insidie: bivi insidiosi, fondo sdrucciolevole, torrentelli da guadare.

Per i bivi bisogna munirsi di GPS, cartina e fare molta attenzione.

Per il fondo sdrucciolevole ci vuole tanta pazienza e cercare di raggirare i sassi più instabili, che possono causare cadute e storte.

I passaggi sui torrenti, in questa stagione, sono banali ma basta una scivolata per ritrovarsi col sedere a bagno.

Prima di partire ho fatto una sorta di lista della spesa con tutti i pezzi che avrei dovuto portare e ve la riporto, con le spiegazioni, di dettaglio.

La si può stampare su un pezzo di carta e poi mettere accanto a ogni riga la X per indicare che quell’equipaggiamento è stato preso e messo nello zaino:

  • radio: del resto senza di lei non si combina niente
  • microfono: come sopra
  • cuffie: permettono di risparmiare un po’ di energia e ascoltare meglio i segnalini
  • batterie e cavi di alimentazione: nel mio caso sapevo di avere circa 8 ore di autonomia a

bassissima potenza con 1 sola lipo da 11v e 3 celle, 4A; è durata circa 10 ore non continuative, per più di 30 qso

  • antenna: l’altro pezzo senza il quale non si opera, è importante avere almeno una bibanda per non restare a secco di qso
  • connettori particolari: a volte possono servire degli adattori pl-bnc
  • palo telescopico: la mia scelta è andata su un palo leggero, non una canna da pesca: è meno conico

della canna perché non deve resistere alla trazione dei pesci, quindi è più leggero

  • puntale per il palo telescopico: per fissarlo a terra
  • ralla, tiranti e picchetti per sorreggere il palo: fondamentali in caso di vento
  • cartaceo per il log, penna e matita: la matita in caso la penna abbia problemi, mentre il log cartaceo va protetto con una busta in plastica
  • luce ambrata: per la notte, attira un po’ meno gli insetti rispetto alla chiara luce bianca
  • candela e accendino: come ripiego in caso finisse la luce artificiale o per accendere un fuoco
  • nastro di carta: per rattoppi di qualsiasi tipo, non sporca di colla
  • macchina fotografica o videocamera: per immortalare l’uscita
  • GPS da trekking: per tenere traccia del percorso, ma dispone anche di orologio ed ha batteria autonoma rispetto al telefono
  • maglia pesante: per la notte in caso di freddo
  • eventuale k-way: per la pioggia, ma anche come supporto in caso di vento e freddo
  • stuoino: per isolarsi da terra
  • sacco a pelo e tenda: sono pesanti e ingombranti, io non li ho portati ma effettivamente sono preferibili
  • berretto e occhiali: per il sole, che in estate può stordire
  • fazzoletti di carta: per qualsiasi esigenza di pulizia
  • spray antiinsetti: è facile incontrare zanzare, tafani, ragni, bestie urticanti
  • cibo freddo per almeno 1 pasto completo
  • liquidi in base alle vostre esigenze, io avevo circa 100ml ogni ora
  • sacchetti di plastica per proteggere il cibo/liquidi e le apparecchiature: evitano contatti diretti in caso qualche contenitore si aprisse e una volta svuotati dal contenuto possono tornare utili come integrazione al vestiario, per esempio sotto la maglia sul petto per aumentare la protezione dal vento

Questa dovrebbe essere la lista minimale per riuscire a fare bene attività, con le indicazioni che possono servire per chi volesse operare da solo.

Il peso dello zaino può variare tra i 10 e i 15 kg, in base alla tipologia dei materiali a disposizione. Il

mio, privo di sacco a pelo e tenda, era poco sopra i 10 kg.

Alla lista si potrebbe aggiungere un piccolo cuscinetto gonfiabile da mare, come poggiatesta di ingombro e carico irrisori.

La scelta della cima è importante anche per la presenza di terzi: a volte si rischia di disturbare altre persone con i nostri schiamazzi, ma in solitaria possono fare compagnia con alcune chiacchiere e dare supporto logistico.

Non tenterei un’uscita simile su un monte meno frequentato.

Stefano, IZ1OQU.

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