Lo spirito del QRP

Lo “spirito” del QRP è (solo) low power? (I5SKK)

(estratto dal GEKO Magazine n° 47 del 2021)

Il tema e la stimolante domanda è venuta dal caro amico Roberto IK0BDO e ben volentieri ho accettato di mettere nero su bianco qualche mia personale considerazione. D’altra parte di questo spesso si parla con amici di vecchia data, quelli con cui si videro gli albori del QRP in Italia e del QRP Club ARI prima del 1980, un tema che ancora ci entusiasma ed alle volte un po’ angustia, vista la piega presa da un certo numero di frequentatori dell’etere e titolari di nominativo amatoriale.

Questi confronti, però, a mio avviso lasciano un po’ il tempo che trovano. Infatti oggi spesso vedo apparati di 100 W di tipo commerciale, la cui potenza viene ridotta ai fatidici 5W e gli operatori sentirsi “QRP nello spirito” ovvero addirittura potenze di 5 W ridotte ai mW mediante l’uso di attenuatori resistivi e quindi poi denominati QRPp. Ma, c’è a mio modestissimo avviso un piccolo “ma” su cui mi piace esprimere il mio modestissimo parere.

Il QRP storicamente e non solo 30 anni fa, ma tutt’oggi anche in quello che io direi è un po’ il portatore del vessillo del QRP, vale a dire il G QRP Club, viene ad assumere una dimensione che non si limita alla mera limitazione della potenza in uscita. Il QRP ha un suo spirito, una sua anima che rimangono ben vivi e chiari e consistono in qualcosa che ha una stretta affinità con lo spirito del “Radioamatore” e non con quello del “radioutilizzatore”…

Non c’è nulla su si possa polemizzare o inventare per negare che essere Radioamatore è ben altro che limitarsi ad utilizzare delle apparecchiature. Essere radioamatore vuol dire avvertire la Passione per il progredire nel proprio avanzamento tecnico e nell’approfondire le proprie conoscenze tecniche, da qualsiasi punto si parta: non serve essere ingegneri, ma provare un certo afflato.

Il “parlare” o il “manipolare”, cioè i QSO, sono la logica conseguenza della costruzione, o la modalità di testare ciò che si realizza o modifica, insomma ciò su cui si mettono le mani.

Per fare ciò anche in tempi come gli attuali, in cui sembra ci sia ben poco spazio per chi sperimenta, specie in modo analogico, c’è molto più di quanto si creda. Esiste la possibilità di fare un’infinità di cose, da provare una miriade di possibili circuiti e soluzioni e costruirsi addirittura tutta la stazione, senza bisogno di spendere migliaia di euro per poi magari sentirsi insoddisfatti perché si possiede e si è provato … tutto o quasi.
Inoltre mi permetto di dire che rimanere meramente ancorati al livello dei 5 W e considerare magari “non proprio QRP” un TX che emetta magari 7 W ha del comico, magari mentre si considera QRPp l’apparato a cui si è semplicemente aggiunto un attenuatore.
Ben altro è lo sperimentare, fare prove anche di trasmissione utilizzando poca potenza e per farlo provare a calarla usando un attenuatore.

Ma, il solito “ma”: QRPp, ad esempio, è utilizzare mezzi minimali, semplici, non per questo per forza di ridotte prestazioni.
Insomma il QRP è strettamente legato alla costruzione ed alla passione di realizzare con le proprie mani qualcosa che poi si usa: se non è un RTX magari può essere l’antenna, l’ATU, l’alimentatore, ma comunque è il “metterci le mani”.
Capisco che al giorno d’oggi questo sia abbastanza difficile non tanto da realizzare quanto da concepire.
Pare che il tempo non ci sia, come se 40 anni fa si stesse in casa a grattarsi e si stesse sempre a saldare. Pare che i componenti siano del tutto scomparsi dal mercato, dimenticandosi delle possibilità degli acquisti online a cui si ricorre magari per banali cavetti per l’ultima versione dell’Iphone. Insomma, cambiano i tempi e le difficoltà, ma chi vuole a tutti i costi riesce in qualche maniera, chi vuole trovare giustificazioni ne troverà sempre.

Concordo che sia molto più semplice acquistare un kit dove hai PCB e componenti ed istruzioni.
Autocostruire vuol dire anche accettare che le cose non funzionino subito e benissimo, che serva affinare, perderci un po’ la testa. Ma vogliamo metterci la soddisfazione che se ne trae?
E’ chiaro che da un punto di vista del “rendimento” il kit è migliore, ma chi dice che uno per “essere” radioamatore deve svolgere una attività di alto rendimento? Il filosofo fa ricerca in un campo ove il rendimento non esiste, non è previsto, quindi? È da disprezzare?

Eppure proprio dai filosofi e dalla Filosofia, vengono le considerazioni e le riflessioni intime che ci mettono in condizione di vivere: l’etica, la morale, ecc.; quindi non è detto che una attività debba per forza avere un rendimento, e specie poi se tale attività, come la nostra, è di ricerca e speculazione oltre che di “piacere” nel senso lato del termine.
Ad esempio di ciò che sostengo, invito ad “esplorare” le pagine web di due amici: Onno PA2OHH che da anni ormai pratica la radio anche di tipo moderno eppure con uno spirito indomito di costruttore, a mio avviso rappresenta uno degli esempi di maggiore spessore di come si può essere realmente degli amatori, dei tecnici, pur senza essere degli estremi specialisti possessori di laboratori da svariate migliaia di Euro, ed al tempo stesso essere realmente consapevole di cosa si realizza, usando apparecchi di fattura personale; l’altro amico è Kostas SV3ORA, altro costruttore (informatico di professione) e dedito ad un vastissimo repertorio di realizzazioni, spesso minimali, mai di compromesso nelle prestazioni.

Ma anche senza andare su personaggi che comunque mettano il loro call in mostra, cosa potremmo dire, ad esempio, delle ottime e stimolanti sperimentazioni sulle antenne verticali dell’amico Stefano IZ1OQU? Si tratta pur sempre di persone di età disparate, di persone che lavorano, hanno famiglia, ecc. ecc.

Sono tutti esempi, possibili spunti, per me esempi di come si può vivere la radio, modalità che possono fare da spunto appunto, e non da imitare pedissequamente.

Il QRP porta anche a questo e la nostra passione che ci ha colpito tanti anni fa è stata una vera benedizione, diciamocelo e ricordiamocelo.

72 de
Ale / I5SKK_

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